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Atto illecito: quando si paga il risarcimento e quando l’indennità?

Un principio tanto noto quanto ovvio: chi provoca ad altri un danno ingiusto è tenuto a pagare il risarcimento. Prendiamo ad esempio il caso dell’incidente stradale: chi causa il sinistro paga i danni, seppur mediante la propria assicurazione. Lo stesso dicasi per qualsiasi altro danneggiamento, dalla pallonata che rompe i vetri della finestra, al mancato rispetto di un obbligo contrattuale. Per legge, esistono tuttavia delle ipotesi in cui occorre pagare un’altra persona pur non avendo commesso alcun illecito, da cui la differenza tra risarcimento e indennizzo.

Risarcimento e indennizzo sono accomunati dal danno che un soggetto patisce, ma la tipologia di evento che ha causato il pregiudizio distingue l’uno dall’altro: il risarcimento è l’obbligo che sorge in capo a un soggetto ogni volta che è responsabile di un danno, l’indennizzo è la somma di denaro che bisogna pagare quando si compie un atto che, seppur lecito, lede i diritti di un’altra persona.

Il risarcimento può essere di due tipi: per equivalente, quando consiste nella compensazione pecuniaria del danno e in forma specifica, quando consiste nella rimozione diretta del danno, con ripristino della situazione precedente. Se smarrisci il cellulare che un amico ti ha dato in prestito, potrai pagargli il valore dello stesso (risarcimento per equivalente) oppure procurargliene uno identico (risarcimento in forma specifica). Non è possibile procedere con il risarcimento in forma specifica se il bene danneggiato era unico, come nel caso di un prezioso dipinto: l’unica cosa che può fare il debitore in questo caso è pagare il danno per equivalente. L’obbligo risarcitorio sorge per responsabilità contrattuale, quando cioè si è inadempienti a un impegno formalmente assunto in precedenza e per responsabilità extracontrattuale, quando si arreca un danno a un’altra persona senza che con quest’ultima si abbia alcun rapporto (vedi il caso del sinistro stradale).

Per quanto riguarda l’indennizzo, che si considera sempre per equivalente perché consiste sempre nell’obbligo di corrispondere una somma di denaro, le ipotesi previste dalla legge sono diverse: a seguito di espropriazione per pubblica utilità, per fatto compiuto in stato di necessità, al proprietario del fondo servente nel caso di costituzione di servitù di passaggio coattivo, per sopraelevazione in condominio. In tutte queste ipotesi, colui che procura un danno agli altri non fa altro che esercitare un proprio diritto. Si pensi al proprietario del fondo intercluso: per legge ha diritto alla servitù di passaggio sul fondo altrui per accedere alla via pubblica, sebbene a questo diritto corrisponda la compressione della proprietà di altri. Ecco dunque il motivo del pagamento di un indennizzo, proporzionato al danno causato dalla servitù di passaggio: l’indennità serve a riequilibrare le posizioni tra chi ha esercitato un diritto e chi, a causa di ciò, ha subito un danno.

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