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L’infortunio sportivo

Durante la pratica di uno sport, ogni atleta ha il diritto di essere tutelato dagli eventi dannosi che può subire. A tal fine la giurisprudenza ha creato dei modelli di imputazione della responsabilità da infortunio sportivo in base alle diverse discipline, sia amatoriali che agonistiche.

Se inizialmente le sentenze si pronunciavano sui singoli casi, senza poter adottare uno standard visto il vuoto normativo in materia, ad oggi sono adottabili principi univoci per la determinazione della responsabilità anche in ambito sportivo.

Un primo criterio individuato è il rischio sportivo consentito, ossia il principio secondo il quale l’atleta, consapevole dei potenziali danni riscontrabili durante lo svolgimento della sua attività, se ne assume la responsabilità, esonerando pertanto dal risarcimento i comportamenti che, nell’ambito di una determinata disciplina sportiva, saranno considerati leciti, anche se non regolari. Per stabilire i confini della liceità, è stato necessario identificare degli standard di condotta, adattandoli a ciascuna disciplina.

Nella valutazione di un evento occorso durante lo svolgimento di una disciplina possono emergere enormi differenze: basti pensare al possibile rischio di una disciplina che preveda scontro necessario (box, arti marziali), rispetto a quello di un’attività ad incidenza di violenza ridotta o nulla.

Saranno considerati responsabili delle lesioni procurate e di illecito sportivo tutti gli atleti che individuano l’attività sportiva come un pretesto per recare volontariamente un danno all’avversario. Ai fini del risarcimento, quando si riscontra una colpa grave a carico dell’atleta, egli verrà considerato responsabile, civilmente e penalmente, e obbligato al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e biologici che il suo atto ha causato al soggetto danneggiato.

Quando l’atleta infortunato è un agonista di alto livello, l’evento lesivo può essere fonte di un grave pregiudizio patrimoniale, la cui entità supera di gran lunga la cifra liquidata dalle compagnie di assicurazione, a fronte del mero danno biologico. Anche un infortunio di lieve entità potrebbe tuttavia pregiudicare la prosecuzione di una carriera sportiva, o ridurre sensibilmente il valore di ingaggio dell’atleta.

Sarà il medico legale ad eseguire una accurata valutazione del danno patrimoniale da perdita o riduzione della capacità di intraprendere attività sportiva agonistica, e del relativo pregiudizio della possibilità di produrre redditi equiparabili a quelli garantiti da tale professione. Egli infatti terrà conto durante la stima del valore dell’atleta, non solo dei redditi relativi ai precedenti ingaggi da parte delle società sportive, ma anche di eventuali contratti pubblicitari e di sponsorizzazione. Una volta attribuito tale valore, si procederà con il calcolo presuntivo della mancata carriera sportiva, calcolata in termini di anni residui di attività in assenza del danno biologico derivante dall’evento lesivo occorso.

Diversa sarà la valutazione del danno da perdita di chance, nel caso di atleti dilettanti che a causa di infortunio, abbiano visto sfumare la possibilità di accedere al livello professionistico, per i quali dovrà sussistere, oltre al nesso causale tra evento e lesione, la possibilità concreta ed attuale di pregiudizio di un vantaggio futuro.

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